Centro studi per la stagione dei movimenti
Memorie d’agosto
Le barricate antifasciste nell’Italia repubblicana
Seminario di studi - Parma, 7 dicembre 2002

La sacralizzazione dell’eroe: la ricerca della salma di Guido Picelli
Marco Baldassari

 

Funerale di Guido Picelli per le vie di Barcellona (gennaio 1937). Parma, Archivio Storico Comunale. La politica della memoria si struttura anche attraverso particolari forme di sacralizzazione dei protagonisti della storia. Il tentativo di riportare a Parma le spoglie di Guido Picelli, il simbolo delle Barricate del ’22, deceduto nella Spagna franchista, può essere considerato a ragione come un esempio di questo processo di “santificazione” dell’eroe. Picelli, morto nella battaglia di Mirabueno nel gennaio del 1937, dopo solenni funerali a Barcellona fu sepolto nel cimitero della città, ma ebbe prima ulteriori commemorazioni funebri di cui è rimasta la testimonianza di Achille Benecchi, Ardito del popolo a Parma: “il nostro caro Guido ebbe tre funerali: il primo a Madrid, il secondo a Valencia, il terzo a Barcellona”. Questo rende immediatamente evidente il carattere commemorativo e di conseguenza il valore simbolico che assunse la morte di Picelli. La reiterazione del rito funebre e dell’omaggio reso al caduto è a testimonianza del fatto di come l’uomo in carne ed ossa fosse già trasceso nella figura dell’eroe, entrando a pieno titolo nella sfera dell’immortalità. Nel 1961 in occasione dei preparativi per la commemorazione del quarantennale delle Barricate, per iniziativa di Dante Gorreri, presidente dell’ANPPIA (Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti) e dell’allora sindaco Giacomo Ferrari partirono le ricerche per individuare la tomba e per trasferire la salma di Picelli a Parma. I contatti fra il Ministero degli Esteri e l’ambasciata spagnola portarono alla conclusione che purtroppo non esisteva più una tomba individuale, poiché i resti del corpo di Picelli erano stati trasferiti il 4 aprile del 1940 in un ossario comune insieme ad altri caduti nella guerra civile. Nell’estate del ’62 l’assessore Enzo Baldassi si recò ugualmente a Barcellona, insieme all’ex-garibaldino Canepa, che aveva combattuto nella guerra di Spagna. La visita e la puntigliosa ricerca nel cimitero non fecero che confermare quanto era stato appreso per lettera: la salma era stata traslata in un ossario generale. Ciò che è interessante tuttavia, aldilà dell’esito sostanzialmente negativo del viaggio, è che a partire dagli anni Sessanta si assiste ad una progressiva ritualizzazione e sacralizzazione della morte di Picelli. Il tentativo di riportare in patria la sua salma, ad esempio, è un contributo alla formazione di un fenomeno che va oltre la semplice devozione popolare e assume un carattere prettamente religioso, anche se si tratta di una religione civile, che pur fondendosi con elementi del culto e della liturgia cristiani, ha alla sua base un tessuto sociale laico fortemente antifascista. Dieci anni dopo, nel ’77, per il 40° anniversario della morte, seguono diverse iniziative sempre patrocinate dall’ANPPIA, che crea un comitato apposito, il Comitato per le onoranze, il quale ha tra gli obiettivi la costruzione a Parma di un monumento in onore delle Barricate del ’22 e l’erezione di una lapide presso il cimitero di Barcellona in ricordo del concittadino caduto nella guerra civile. A seguito delle ricerche per concretizzare quest’ultimo progetto, si viene ad apprendere dall’ambasciatore Marras di Madrid che esiste un Mausoleo, un cimitero militare italiano a Saragozza dedicato ai caduti italiani nella guerra di Spagna, tra cui anche Guido Picelli. Interessante notare che la responsabilità amministrativa diretta del Sacrario di Saragozza è di un “Comitato nazionale onoranze caduti in guerra” con sede a Roma, indice del fatto che la custodia della memoria storica è affidata sempre più ad organismi che si fanno carico di “istituzionalizzare” la memoria stessa. Suggellando la morte in battaglia come atto eroico sacrificale, viene alimentato anche indirettamente il culto dell’eroe dell’antifascismo, viene creata una narrazione continuamente rinnovabile capace di creare e consolidare consenso e rendere chiari, attraverso meccanismi allegorici, i punti di riferimento della fondazione dell’Italia repubblicana. La narrazione del ricordo può prendere diverse forme e per esempio il viaggio in Spagna organizzato dall’ANPI di Parma (Associazione Nazionale Partigiani Italiani) nel maggio del ’78 assume proprio il significato del “ritorno” allegorico dell’eroe. Quest’ultimo viene così rievocato in una sorta di pellegrinaggio nei luoghi in cui, più di quarant’anni prima, avevano combattuto le Brigate Internazionali a cui Guido Picelli aveva aderito. L’eroe - caduto in una guerra, quella di Spagna, vissuta ovunque come il primo scontro mondiale tra il comunismo e il fascismo, tra il progresso e la reazione - viene “santificato”, cercando di riportarne al centro della comunità (Parma) i resti, le reliquie. L’eroe è dunque il simbolo della battaglia contro il fascismo di ieri di oggi e di domani. Attorno a questo simbolo si costituisce la comunità dell’antifascismo, con propri rituali laici, che talvolta possono tuttavia trovare appigli nella cultura cristiana. La morte, resa “pubblica”, assume il valore del sacrificio, sacrificio che è elevato a simbolo, riconducibile quasi alla passione del Cristo – non a caso numerose cartoline che raffigurano caduti portano anche l’immagine di Gesù che li sfiora con la mano –. Nel caso di Picelli questa “pubblicizzazione” della morte diventa strumento per riorganizzare e rivitalizzare la lotta attorno ad un nemico comune: il fascismo.