Centro studi per la stagione dei movimenti
Memorie d’agosto
Le barricate antifasciste nell’Italia repubblicana
Seminario di studi - Parma, 7 dicembre 2002

Barricate in scena I copioni teatrali negli anni Settanta
Margherita Becchetti

 

Locandina dello spettacolo del Collettivo teatrale La comune, Parma 1922. Barricate! Come un popolo sconfisse i fascisti. Già da diversi anni, una tendenza storiografica ben affermata anche in Italia ha riconosciuto il valore e l’utilità delle ‘nuove fonti’ per lo studio della storia contemporanea: per molti storici cinema, musica, arti figurative, teatro o letteratura non sono più campi del sapere confinati nella propria torre d’avorio ma un patrimonio prezioso per la comprensione della società e delle sue trasformazioni.
Anche l’analisi degli spettacoli allestiti nei primi anni Settanta sul tema dell’antifascismo degli anni Venti e sulle Barricate di Parma del 1922 diviene, quindi, terreno fecondo di spunti per una riflessione ad ampio raggio sulla memoria di quegli eventi e sui modi della sua trasmissione collettiva.
Il teatro, infatti, come le altre arti, fu travolto dalle dinamiche conflittuali e di mobilitazione messe in moto dal Sessantotto, divenendo strumento singolare di comunicazione politica e condizionando, allo stesso tempo, le nuove forme di lotta. Da un lato, l’affacciarsi massiccio delle nuove generazioni sulla scena politica impose, anche sulle scene teatrali, un protagonismo giovanile ricco di suggestioni e sollecitazioni culturali del tutto originali, antisistemico e sensibile alle lotte internazionali antimperialiste e, naturalmente, a quel carico di miti e figure leggendarie che esse irradiavano nell’immaginario collettivo. Dall’altro, la ripresa della mobilitazione operaia con nuovi metodi e obiettivi di lotta ridiede fiato e vigore alla conflittualità anticapitalistica e riservò uno spazio particolare alla riflessione intorno al movimento operaio, alla sua storia e alle sue possibilità rivoluzionarie.
Tutto ciò agì fortemente sul rinnovamento del panorama artistico: dalla conflittualità di questi anni la teatralità riprese contenuti e forme, temi, parole d’ordine e strutture organizzative. Ne uscì un’idea di teatro sostanzialmente nuova, non tanto -o non solo- per innovazioni di tipo stilistico e formale, ma soprattutto perché esso fu investito da una serie di tensioni e di bisogni che ne nascevano al di fuori: la copiosa quantità di nuovi gruppi che comparve sulle scene -la maggior parte dei quali provenienti da esperienze studentesche- ricercava, infatti, nel teatro un mezzo per partecipare alle lotte in corso.
Il concetto di spazio teatrale uscì sostanzialmente stravolto dall’esperienza di queste compagnie, così pure la scena, la recitazione, la drammaturgia, rinnovate dalle sollecitazioni provenienti dalle piazze, dalle fabbriche, dalle scuole, dai mille luoghi diversi da quei sacrari di una cultura borghese e mercificata quali erano ormai avvertiti i circuiti teatrali tradizionali. Dalla seconda metà degli anni Sessanta, dunque, la questione del teatro politico o, meglio, dell’uso politico del teatro si impose con un’intensità senza precedenti: il valore degli spettacoli finiva spesso per essere misurato soltanto in base alla loro capacità di incidenza ideologica.
Tra i temi diffusi sui palchi dei primi anni Settanta, l’antifascismo fu senza dubbio uno dei più frequentati, soprattutto dopo che il movimento e le formazioni della nuova sinistra lo riattualizzarono come motivo di mobilitazione di massa. Solamente a Parma -già teatro delle barricate del 1922- nell’arco di appena due anni vennero messe in scena ben tre sceneggiature dedicate a quella memoria: 1921. Arditi del Popolo della Compagnia del Collettivo di Parma (1971), 1922: barricate a Parma del Gruppo Eventi Teatrali di Parma (1972) e Parma 1922: barricate! Come un popolo sconfisse i fascisti del collettivo teatrale La Comune di Silvano Piccardi (1973). Diffusione nazionale, invece, ebbe il radiodramma di Nanni Balestrini Parma 1922, trasmesso da Radio Rai nel 1973 e ripreso anche negli anni successivi.