Centro studi per la stagione dei movimenti
Memorie d’agosto
Le barricate antifasciste nell’Italia repubblicana
Seminario di studi - Parma, 7 dicembre 2002

La ricostruzione storiografica dal 1945 a oggi
Massimo Giuffredi

 

Frontespizio della copertina del volume di Mario De Micheli, Barricate a Parma, Roma, Edtori Riuniti, 1960. Il tema della storiografia sulle Barricate di Parma del 1922 pone prima di tutto un problema di definizione di ambiti: 1) nel senso che l’evento Barricate deve essere preso in considerazione, pur nella sua rilevanza nazionale, come evento insieme cardinale ed emblematico di tutto il periodo di storia parmense che va dal primo dopoguerra all’avvento del fascismo o anche, in senso più lato, dai primi anni del secolo alla creazione del regime. 2) nel senso della necessaria consapevolezza del groviglio, per un tema come questo, tra discorso storiografico e discorso politico. Groviglio inestricabile ma che va costantemente tenuto presente, come è stato di fatto costantemente presente nella elaborazione storiografica stessa. Ciò premesso, i momenti salienti della storiografia sulle Barricate possono essere sommariamente così delineati: a) gli articoli usciti nel secondo dopoguerra su “L’Eco del Lavoro”, organo della Federazione del PCI parmense, coi quali Umberto Balestrazzi, già sindacalista rivoluzionario, cerca, non senza alcuni elementi di originalità intrinseci alla propria storia, di rielaborare la problematica eredità della Parma prefascista nel quadro politico-ideologico del comunismo postbellico. b) il libro di Mario De Micheli Barricate a Parma, pubblicato dagli Editori Riuniti nell’ottobre del 1960 nella collana Biblioteca della Resistenza. Prosegue e amplifica ma anche normalizza il discorso di Balestrazzi (che, con Dante Gorreri, è una delle principali fonti di informazioni per l’autore) nel nuovo clima politico del tempo e, nello specifico, del periodo del governo Tambroni. La Barricate come caso esemplare, benché inevitabilmente vano, di mobilitazione popolare unitaria antifascista. c) il lungo capitolo dedicato alle Barricate nel libro di Renzo Del Carria Proletari senza rivoluzione. Storia delle classi subalterne italiane dal 1860 al 1950 (Edizioni Oriente 1966): La giusta linea non seguita: Parma come esempio di vittoriosa resistenza politica-militare al fascismo (1-6 agosto 1922). Pur nel quadro di un vulnerabile schematismo ideologico, fornisce diversi stimoli interpretativi per la prima volta affrancati dai condizionamenti della linea politica del PCI, in particolare per quanto riguarda il problema del rapporto tra movimento operaio e la cosidetta questione militare. d) gli studi compiuti nei dintorni del cinquantesimo anniversario: gli atti del “convegno” parmense sugli Arditi del Popolo del 1971 con Giorgio Amendola e Paolo Spriano (sono nomi che già di per sè indicano l’assunzione del tema locale a un livello nazionale), che ancora una volta interpretano l’evento Barricate come indicazione per la situazione politica del tempo, cioè come solidarietà antifascista a ogni livello negli anni della “strategia della tensione”; i saggi pubblicati su “Parma Realtà” (rivista del Comune) n. 12 del 1972, che, pur ancora collocati nel quadro delle esigenze “politiche”, danno inizio all’esplorazione di una più puntuale dimensione storiografica dell’evento e del suo contesto. e) la mostra e il catalogo realizzati per il sessantesimo anniversario, significativamente intitolati Dietro le Barricate, la cui impostazione generale è opera di Guido Pisi. Rappresentano uno snodo fondamentale: l’evento si emancipa finalmente dalle interpretazioni funzionali e viene collocato nella ricostruzione del complesso laboratorio politico parmigiano prefascista, fino ad allora in buona parte rimosso o frainteso, impostazione alla quale avevano aperto la strada in particolare i lavori di Umberto Sereni nel corso degli anni precedenti. f) gli studi successivi, che non hanno tanto fornito nuovi e significativi contributi storiografici all’evento e al contesto locale ma piuttosto hanno ampliato la conoscenza di fenomeni nazionali a essi attinenti (come i lavori di Eros Francescangeli sugli Arditi del Popolo) o, più recentemente, hanno approfondito aspetti come quello della “memoria” delle Barricate, nell’orizzonte politico-ideologico del deperimento del ruolo e del prestigio delle formazioni partitiche tradizionali. Le Barricate non sono però diventate, e forse non diventeranno mai, un terreno di dibattito accademico. L’intreccio tra analisi storiografica e valenza o utilizzo politico permane intrinseco: il recupero di una memoria e l’attualizzazione e/o depotenzializzazione dell’evento (anche su piani tra loro contrapposti), elementi caratteristici di questi ultimi anni, mi pare ne siano significative manifestazioni, che solo una visione miope può considerare estranee alla “storiografia”.