Lo
studio che qui presentiamo si propone di prendere in analisi un ristretto
numero di pubblicazioni a fumetti prodotte a partire dalla seconda metà
degli anni ’70 sul tema delle barricate antifasciste di Parma del 1922
e di capire quale memoria dell’evento esse siano state in grado di trasmettere
ed imprimere nell’immaginario collettivo. I testi ai quali si è fatto
riferimento sono i seguenti: La storia degli arditi del popolo di Armando
Ceste e Gianfranco Torri (Savelli, Roma 1976); Parma città d’oro di
Marzio Dall’Acqua e Marzio Lucchesi (Albertelli, Parma 1979); Racconto
d’agosto di Marco Minardi e Carlo Riccardi (Club Agorà, Parma 1996).
In realtà, per nessuna delle pubblicazioni suddette è corretto parlare
di fumetti tout court, ma bensì di “narrativa per immagini”. Per quanto
riguarda la storia di Ceste e Torri - infatti - si tratta di un adattamento
del noto volume di Renzo Del Carria Proletari senza rivoluzione, all’interno
del quale fumetti ed immagini si frappongono a brani tratti direttamente
dal testo di Del Carria. Pure il volumetto di Dall’Acqua e Lucchesi
adotta una forma ibrida, per cui i testi storici di Dall’Acqua s’alternano
ai vivaci fumetti di Lucchesi, finendo col risolversi in una sorta di
“libro ad incastro” che narra la storia della città di Parma dalla preistoria
all’età contemporanea. Racconto d’agosto, infine, scinde in due parti
ben distinte i testi di Minardi e le vignette di Riccardi, il cui tratto
sporco e veristico contribuisce a storicizzare il soggetto ed a sottrarlo
alla caricaturalità connotante i lavori di Torri e Lucchesi. Non fumetti,
dunque, o almeno non del tutto fumetti. Questa diffidenza nei confronti
del linguaggio fumettistico, in quanto già di per sé efficace veicolo
di cultura e di acculturamento senza bisogno di un nobilitante corredo
testuale, datava dall’immediato dopoguerra e sopravvisse a lungo nel
nostro paese. Le vignette di Torri e Lucchesi - per quanto ancora inserite
all’interno di una cornice testuale e quindi private in parte della
propria carica innovativa - contribuirono a sdoganare il fumetto in
quanto «forma autonoma di scrittura per immagini e parole», in grado
di fornire al lettore «un approccio con la storia diverso da quello
tradizionale, meno impacciato, meno paralizzante, più immediato, più
dissacrante, forse, ma certo non retorico, né miticizzante» (come sottolineava
Marzio Dall’Acqua nella introduzione a Parma città d’oro). Il fumetto
può fare storia e può quindi trasmettere memoria degli eventi, di ciò
che è stato. Quale tipo di memoria viene trasmessa delle barricate del
’22 per mezzo dei testi soprelencati? Per rispondere a questa domanda,
occorre tenere presente il contesto storico nel quale essi furono prodotti.
Se La storia degli arditi del popolo venne dato alle stampe nel 1976,
quando il piombo neofascista aveva imposto un’interpretazione fortemente
ideologizzata della lotta al fascismo e quindi delle barricate stesse,
Racconto d’agosto uscì invece su iniziativa della Lega Provinciale delle
Cooperative nel 1996, quando la definitiva chiusura del periodo della
“tensione” permetteva di effettuare una ricostruzione dei fatti politicamente
più neutra e storiograficamente più articolata. Partendo dall’analisi
contenutistica ed iconografica dei testi, lo studio cercherà di dimostrare
quanto i fumetti prodotti sulle barricate fossero figli dei loro tempi
e proponessero sulla base di ciò un determinato modo di intendere i
fatti del ’22 e di farne memoria. Interessante - ad esempio - la forte
caratterizzazione fornita da Torri ai fascisti, i quali non sono uomini
come quelli che si trovano a combattere dall’altra parte delle barricate,
ma orribili orchi dai grugni deformi e dai denti aguzzi, energumeni
muniti di bastoni e coltellacci pronti a menar le mani e travolgere
ogni cosa come una mandria impazzita. Questa rappresentazione del fascista
corrisponde a quella data da Elio Vittorini nel romanzo Uomini e no,
nel quale i partigiani sono i veri uomini, mentre i loro diretti avversari
sono dei “non uomini”, delle bestie selvagge, degli antropofagi. Certo
- nel 1976 - i fascisti tornano ad essere assassini, a mettere bombe,
a compiere stragi e quindi è come tali che vengono presentati all’immaginario
collettivo. Scelta che invece non avrebbe più senso nel 1996, quando
la stagione eversiva poteva ormai dirsi conclusa.
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