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studi per la stagione dei movimenti Memorie d’agosto Le barricate antifasciste nell’Italia repubblicana Seminario di studi - Parma, 7 dicembre 2002 | |
| Il ritratto
ricostruito. La leggenda di Guido Picelli nella narrazione orale dei
contemporanei
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«La luce del divino, che cade sulla figura dell’Eroe, è stranamente
mescolata all’ombra della mortalità. Ne deriva un carattere mitologico,
il carattere di un essere speciale, al quale appartiene almeno una storia:
il racconto che riguarda quello e nessun altro Eroe. Se si sostituisce
il carattere mitologico con una qualificazione puramente umana, le leggende
degli eroi diventano semplici storie di guerrieri» . Queste parole del
grande mitologo ungherese Károly Kerényi, riferite alla tradizione eroica
della Grecia classica, sottolineano suggestivamente il nesso inscindibile
che lega la figura dell'eroe al suo mito e dunque alla narrazione. Il
racconto delle imprese eroiche, che gli “uomini comuni” si tramandano
di generazione in generazione, non contribuisce solamente a perpetuare
la memoria di quelle gesta ma anche a edificarne la leggenda. E' ancora
Kerényi a suggerirci come le leggende degli eroi - a differenza delle
mitologie degli dèi - siano sempre collocate in un tempo storico («Agli
Eroi non possiamo disconoscere per principio una effettiva esistenza
storica, una storicità» ). Eppure, sebbene una volta abbiano abitato
il tempo della storia, le loro figure entrano nelle "leggende" in modo
tale che si distaccano dalla storia. Attraverso la sua leggenda, l'eroe
agisce come un archètipo, un modello originario che ispira negli esseri
umani la "mìmesis", l'imitazione. Malgrado la grande distanza dei contesti,
è quasi naturale ricondurre entro le coordinate mitologiche tracciate
da Kerényi anche la leggenda di Guido Picelli, così come essa è giunta
sino a noi attraverso le narrazioni orali dei suoi contemporanei. I
frammenti narrativi sono contenuti nelle 18 testimonianze raccolte tra
aprile e maggio del 1982 nel corso di una ricerca in video, realizzata
dall'Archivio nazionale cinematografico della resistenza di Torino in
collaborazione con l'Istituto storico della resistenza di Parma per
il 60° anniversario delle barricate antifasciste dell'agosto 1922. Dal
materiale delle interviste, che vennero eseguite da un gruppo di studiosi
diretti da Paolo Gobetti, furono tratti successivamente quattro montaggi;
uno di essi s'intitola "Ritratto di Guido" ed è dedicato, appunto, alla
biografia di Picelli. Anna Paola Olivetti, che ne curò la realizzazione,
scrive: «appare chiaro come le testimonianze si strutturino nella forma
classica di agiografia: certo, al fondo sta la personalità stessa di
Picelli, stanno le sue doti di carattere, il suo fascino, la sua capacità
di far presa sulla gente, che lo promuovono con particolare forza al
rango di eroe. L'agiografia parmense picelliana è, già in sé, un materiale
di grande interesse, sia perché mostra la radice popolare di Picelli,
sia perché è un felicissimo esempio, ben circoscritto, di come si costruisca
una biografia sulla base del racconto orale e popolaresco» . Di fatto,
i ricordi di coloro che conobbero personalmente Guido Picelli, a sessant'anni
di distanza mostrano gli effetti di un'inevitabile cristallizzazione,
dovuta anche al sovrapporsi delle letture e delle ricostruzioni celebrative
con le quali ormai si confondono, senza possibilità di distinzione,
i dati dell'esperienza diretta vissuta dai protagonisti . Ugualmente,
attraverso le voci dei testimoni oggi tutti scomparsi, il ritratto dell'eroe-Picelli
prende vigorosamente forma, assumendo quella "quasi esistenza" che supera
i limiti della comune esistenza umana, giacché essa abbraccia - nel
culto della memoria - anche la vita dell'aldilà (il fasto funebre del
corteo che lo accompagna lungo le Ramblas di Barcellona, la peripezia
della bandiera del "Quinto Reggimento" usata per sudario, il mistero
della tomba scomparsa e mai più ritrovata, ne costituiscono altrettanti
chiari esempi). Così come nell'epica degli eroi greci, anche la leggenda
di Guido Picelli, quando la narrazione tocca i suoi connotati umani,
ha la concretezza della realtà - della vita dei borghi, delle espressioni
nel dialetto dell'Oltretorrente - senza mai cercare di idealizzarne
moralisticamente la figura. 1 Carlo Kerényi, Die Heroen der
Griechen, Rhein-Verlag AG, Zurich 1958 (trad. it. Gli dei e gli eroi
della Grecia. II. Gli Eroi, traduzione di Vanda Tedeschi, Il Saggiatore,
Milano 1963, p.19)2 Ivi, p.17. 3 Anna Paola Olivetti, Paola Zanetti, Videostoria. Interviste ai testimoni, in Dietro le barricate. Parma 1922, catalogo della mostra storica omonima svoltasi al Parco ex Eridania di Parma 30 aprile-30 maggio 1983, Comune di Parma - Provincia di Parma - Istituto storico della resistenza per la provincia di Parma, Grafiche Step Editrice, Parma 1983, p.128. |