Italo
Balbo, Diario 1922, Milano, 1932
3 agosto (ore
14) - Ferrara.
La Direzione del Partito mi avverte che la situazione è grave
a Parma e mi invita a recarmi in quella provincia per assumere il
comando della città. Ricevo anche un disperato appello di Terzaghi.
Pare che i comunisti siano padroni di interi quartieri, con barricate
e conflitti aperti con la forza pubblica. Anche ad Ancona lo sciopero
non sarebbe cessato, anzi si inasprirebbe. Ma la situazione più
grave è a Parma. Parto con Caretti e Albini.
Ingresso in città alle prime luci dell’alba. Movimento di pattuglie
Spari. La popolazione civile ha vegliato insonne: quasi tutte le finestre
sono illuminate. Sono all’Hotel Croce Bianca. Convoco fra tre ore
il Direttorio del Fascio di Parma e le rappresentanze di tutte le
forze fasciste presenti in città.
3/4 agosto –
Parma
Viaggio movimentato.
A Reggio Emilia, città in movimento, forza pubblica, assembramenti
di fascisti. Giungo al ponte sul Taro. Impossibile passare. Reparti
di guardie regie bloccano il ponte. Non vale insistere. Debbo ritornare
a Reggio Emilia. Al Fascio mi avvertono che il questore è una
persona con cui si può ragionare. Vado. Gli dico che, quale
membro della Direzione del Partito, debbo recarmi a Parma per una
ispezione, con l’ordine di condurre i fascisti a uno spirito di pace.
Mi rilascia questo biglietto per il reparto di guardie regie sul ponte
del Taro:
“Il dott. cav. uff.
Umberto Molossi
prega il capitano Occelli ed il dottor Massa nonché gli agenti
della forza pubblica a cui il latore dott. Balbo possa eventualmente
presentarsi, di lasciarlo transitare.
Il dott. Balbo, membro della Direzione del partito Fascista, si reca
a parma, in automobile, con tre compagni di scorta per un’inchiesta
sui fatti svoltisi.
Molossi
Questore di Reggio”.
Ma forse questo biglietto
da visita del questore non basta: può essere ritenuto apocrifo.
Altra lunga conversazione con il capitano che comanda le guardie regie
di Reggio. Discorsi intonati al più roseo pacifismo: senza
di me i fascisti non smobiliterebbero, i conflitti sarebbero inevitabili,
il parlamento non avrebbe esatta notizia degli avvenimenti. Anche
questa volta persuado il mio interlocutore. Biglietto del Capitano:
Da Reggio E.,
ore 2,30 del 4 agosto 1922
“Caro Occelli, accompagno
anche io il biglietto del Questore, per il lasciapassare del dottor.
Balbo, della Direzione del partito fascista, il quale nel timore che
non si presentasse fiducia al biglietto rilasciatogli mi ha pregato
di farti vedere la mia scrittura.
“Tanti auguri. Tuo
Cap. FERRUCCIO MARI “
Ingresso in città alle prime luci dell’alba. Movimento di pattuglie.
Spari. La popolazione civile ha vegliato insonne: quasi tutte le finestre
sono illuminate. Sono all’Hotel Croce Bianca. Convoco fra tre ore
il Direttorio del Fascio di Parma e le rappresentanze di tutte le
forze fasciste presenti in città. Mi concedo questo breve momento
di riposo per essere pronto tra poco. Penso che nei giorni che seguono
non resterà tempo per dormire. Continuano gli spari. ta-pum,
come in guerra.
4 agosto – Parma.
L’albergo trasformato
in quartier generale. I dirigenti di Parma mi danno l’antefatto. I
fascisti locali pochi : la città è rimasta quasi impermeabile
al Fascismo: invece nella provincia la conquista fascista è
quasi completa. Lo sciopero non poté essere impedito in città,
per la debolezza delle nostre forze. Fu, più o meno, generale.
Da tre giorni gli esercizi pubblici, i servizi comunali e persino
quelli statali sono fermi. I negozi chiusi. Anche la stazione ferroviaria
in mano ai sovversivi. Per la mobilitazione ordinata dal Partito sono
affluite squadre dalle province vicine: reparti di Mantova, di Cremona,
di Piacenza. Ma insufficienti a dominare la situazione. Parma divisa
secondo i vecchi confini dalle fazioni in lotta: l’oltretorrente completamente
in mano dei rossi. La popolazione asserragliata nelle case trasformate
in fortezze, con abbondanza d’armi e di tiratori scelti sui tetti:
le strade bloccate da barricate col materiale delle scuole e delle
chiese. Non solo nessuno può entrare nell’oltretorrente, che
sta al comando dell’on. Picelli, ma dall’oltretorrente si spara sopra
le strade e le piazze della città. Particolarmente preso di
mira corso Garibaldi, passaggio obbligato. Alcuni punti della città
diventati pericolosi. Questa resistenza sovversiva ha il suo fulcro
nei comunisti, ma vi partecipano tutti i partiti antifascisti.
Forze avversarie. – Hanno solidarizzato con i rivoltosi: la Camera
del lavoro sindacalista, con Alceste De Ambris alla testa. Tutti gli
antichi dissidi sono stati superati per l’occasione.dimenticato il
periodo interventista, il nome e l’opera di Corridoni. I sindacalisti
di De Ambris hanno aizzato la popolazione per mezzo del loro settimanale,
il più violento di tono contro di noi.
La Camera del lavoro socialista con un settimanale di propaganda che
preparava da lungo tempo l’azione presente e ha raccolto allo scopo
sottoscrizioni pubbliche.
Molti popolari. Partecipano alla resistenza sovversiva persino alcuni
preti in sottana che hanno offerto viveri e banchi di chiesa per gli
sbarramenti. I giovani popolari sono capeggiati da un noto avvocato
della città.
Frazioni di partiti borghesi, legati alla democrazia nittiniana, che
fanno capo al giornale locale Il Piccolo, velenosissimo contro Mussolini
e contro di noi. Alcuni di questi sono pseudorepubblicani. Al Piccolo
fa capo anche la pattuglia riformista.
Dislocazione degli avversari. – Tutta la zona dell’oltretorrente (in
città vecchia), nonché i quartieri del Naviglio, di
Borgotorto, di via Venti Settembre, via Felice Cavallotti (quartiere
della Trinità in Parma nuova). Nei borghi dell’oltretorrente,
Bernabei, Cocconi, Imbriani, dei Graspani, Corridoni, Carra, nonché
nella zona della Trinità, le trincee, scavate ed erette con
tutta la tecnica della guerra. Sono protette da reticolati e cavalli
di frisia. Partecipano alle azioni le donne e i ragazzi. Ora per ora
le trincee vengono approfondite e perfezionate. Servizio di sentinella.
Operai che si danno il turno. Disciplina militare. Picelli ha il suo
quartier generale al centro dell’oltretorrente. Arditi del popolo
militarizzati. Stato maggiore. Disciplina di guerra.
Armi e vettovagliamento. – I sovversivi possiedono rivoltelle, moschetti
e alcune mitragliatrici si calcola siano dotati di un grande numero
di munizioni perché non risparmiano i colpi. Si spara di giorno
e di notte. Molti operai sono in divisa di ex-soldati col relativo
elmetto. I ragazzi sono in gran parte adibiti a spari a tradimento
che colpiscono i fascisti persino nella piazza maggiore della città.
Mentre i difensori sono di guardia alle trincee, le donne, mobilitate
anch’esse, preparano il rancio. Sono coadiuvate da gruppi di cucinieri.
Le popolane portano alle cucine antifasciste pane, vino, frutta, lardo,
patate. Il rancio viene distribuito due volte al giorno. L’ora del
rancio è fissata con uno squillo di tromba. Altri squilli regolano
l‘ora della ritirata e l’ora della sveglia, nonché gli allarmi.
Fini che si propone la rivolta. - .E’ incominciata con la dichiarazione
dello sciopero generale. All’ultimatum fascista delle 48 ore, i sovversivi
hanno risposto intensificando la resistenza. .Affermano che non vogliono
cedere alla imposizione fascista. Di fatto, è una prova generale
di resistenza armata alla mobilitazione delle Camicie nere, che dovrebbe
preludere alla costituzione del famoso esercito proletario. Qui, infatti,
in Parma, sono convenuti i capi più in vista del sovversivismo
terrorista, messi al bando dalle città fasciste o ricercati
dalle autorità di pubblica sicurezza per delitti commessi.
Se Picelli dovesse vincere, i sovversivi di tutta Italia rialzerebbero
la testa. Sarebbe dimostrato che armando e organizzando le squadre
rosse si neutralizza ogni iniziativa fascista. L’esempio potrebbe
essere ripetuto in molte città italiane. Forse avrebbe inizio
tra non molto una lotta sanguinosa e senza quartiere.
Contegno delle autorità. - Il prefetto di Parma, comm. Fusco,
è un uomo nullo. Vero funzionario di Facta. Non ha saputo impedire
la lunga preparazione del movimento sovversivo, la concentrazione
di armi, di viveri, di uomini nell’oltretorrente. Le trincee, i reticolati,
i cavalli di frisia, gli asserragliamenti nei borghi, sono fatti alla
presenza dei carabinieri e delle guardie regie, che avevano ricevuto
dal prefetto l’ordine tassativo di non opporsi per evitare conflitti.
Il prefetto ha contribuito alla saldezza delle apprestazioni di guerra
avversarie con ordini strambi, i quali per esempio : divieto ad estranei
di entrare in città, divieto di far circolare automobili e
camions e biciclette; divieto di assembramenti nelle vie e nelle piazze
non occupate dai sovversivi. Così ha impedito ogni difesa fascista.
Ha isolato i pochi squadristi di Parma Ha lasciato i sovversivi padroni
assoluti della città. Hanno reagito, dimostrandogli l’assurdità
del suo atteggiamento, il fiduciario della Direzione del Partito,
Giovanni Botti, e l’on. Terzaghi. Il prefetto ha dichiarato che il
solo mezzo per mantenere l’ordine era di non creare conflitti con
i sovversivi : ha aggiunto che si rimetteva all’educazione dei cittadini.
Come atto di energia, ha promesso di scrivere una lettera al sindaco
di Parma, pregandolo di fare ricostruire il selciato smosso dai sovversivi
: come se si trattasse di un lavoro di pavimentazione stradale. .Contrasta
con l’abulia del prefetto la ferma volontà del generale Lodomez
che comanda la truppa. Ma deve dipendere dal prefetto. La situazione
è rimasta stazionaria per tre giorni fino a questo momento.
4 agosto (ore
14) – Parma.
Ho mobilitato da stamani tutte le squadre delle provincie vicine e
precisamente quelle di Piacenza, Cremona, Mantova, Reggio Emilia,
Modena, Bologna e Ferrara. Sono convinto che la partita che si sta
per giocare supera come importanza tutte le precedenti. Per la prima
volta il Fascismo si trova di fronte ad un nemico agguerrito e organizzato,
armato ed equipaggiato e deciso a resistere a oltranza. Procedo quindi
con ordine militare. Prima di tutto ho costituito il Comando e lo
stato maggiore, ho ben diviso i reparti, vagliati i comandanti e stabiliti
i collegamenti. Debbo essere informato ora per ora delle novità.
L’organizzazione degli accantonamenti, dei viveri e delle armi rigorosamente
controllata. I reparti, distribuiti secondo un piano determinato nei
punti dove l’azione o la difesa si svolgono. Disciplina rigorosissima
che giunge sino a incarcerare i fascisti, se gli ordini non sono eseguiti
scrupolosamente. Ora che il Comando è costituito la città
viene metodicamente e ordinatamente occupata dalle squadre armate
di fucile. Molti fascisti sono alloggiati sotto la tettoia della ferrovia,
su mucchi di paglia che sono stati requisiti. Anche il buffet della
stazione è ridotta ad accampamento. Gli altri locali sono occupati
dai nostri Comandi. Tutto il piazzale della stazione è gremito
di fascisti. Le biciclette sono riunite in depositi predisposti presso
il muro di una fabbrica nella prossimità della stazione. Presidiati
la ferrovia, le poste, i telegrafi, le banche, i locali pubblici.
I treni non si possono più fermare : possono transitare soltanto.
Tutte le zone battute dalla fucileria dell’oltretorrente sono guardate
dalle camicie nere. Le strade provinciali sono sotto il nostro controllo.
I fascisti fermano e chiedono le carte di riconoscimento a chiunque
voglia avvicinarsi alla città. Gli elementi sospetti vengono
perquisiti dai servizi fascisti di ronda. Ho dato l’ordine che sia
esposto alle finestre il tricolore. Non vogliamo aiuti di carabinieri
e di guardie regie. Soltanto sui ponti del torrente Parma vigilano,
al comando dei loro ufficiali, gruppi di cavalleggeri Novara. Impediscono
che veniamo a contatto con l’oltretorrente.
Si può dire che la battaglia continua senza tregua. Stamane
in Via D’Azeglio, traversa della via Emilia, i sovversivi hanno tentato
di costruire una barricata con sassi e masserizie fra l’ospedale dei
bambini e l’ospedale maggiore. Una nostra pattuglia è intervenuta
e i comunisti sono fuggiti. Dovranno essere rimessi in circolazione
i trams. Stamane una squadra di camicie nere ha preso possesso della
stazione dei trams in Viale Mentana.E’ stata levata la bandiera rossa
e inalberato il tricolore. Dal parapetto del viale un forte gruppo
di sovversivi ha caricato sui fascisti una raffica di fucileria. I
fascisti hanno risposto con le rivoltelle. La battaglia è durata
per quasi un’ora, con feriti da ambo le parti. Ma le camicie nere
sono rimaste padrone della situazione. Squadre in transito per via
Garibaldi sono state prese d’infilata dal fuoco avversario. Fucilate
dalle finestre e dalle porte di via XX Settembre. Feriti e, pare,
qualche morto. Le squadre lanciate di corsa per la strada hanno assalito
sotto il grandinare dei colpi il Circolo dei ferrovieri in piazza
Bottego, devastandolo.impedito un tentativo di sorpresa in viale Aldini.
Ancora fucilate e qualche scoppio di bomba. ’ sta invasa e devastata
la tipografia del piccolo. Il giornaletto nittiano non potrà
uscire per un pezzo: i suoi impianti sono distrutti. Presa d’assalto
una barricata in corso Valorio è rimasta in possesso dei fascisti
la bandiera rossa alle 9,45 di stamane Sono giunto alla prefettura
scortato da una squadra di fascisti armati di moschetto al comando
del dott. Moschini di Mantova: in tutto 100 militi. Meschini li ha
schierati per due di fronte innanzi al palazzo e durante il colloquio
ha tenuto gli uomini col moschetto imbracciato, pronti all’assalto
della prefettura, se fossero state sorprese. Le guardie regie e i
carabinieri si sono ritirati sotto l’atrio della prefettura senza
opporre alcuna resistenza, quantunque avessero a disposizione due
mitragliatrici. Il prefetto so è fatto trovare circondato da
una grande commissione di autorità politiche e militari. Il
suo capo di gabinetto, il questore, il generale Lodomez, il procuratore
del re e i rappresentanti delle amministrazioni comunale e provinciale
di Parma. Ho fatto al prefetto, in termini duri, una rapida esposizione
dello stato delle cose. Ha dovuto ammettere il trinceramento dei sovversivi
e la quiescenza del Governo. Ho messo allora le mie condizioni : per
le ore 12 di oggi la vita della città avrebbe dovuto riprendere
il suo normale aspetto; se entro quel termine non fossero state demolite
le barricate, tolti i reticolati, sequestrati i moschetti, le mitragliatrici,
le bombe, i tubi di gelatina, le armi offensive dei sovversivi, i
fascisti, in ottemperanza agli ordini della Direzione del Partito,
risarebbero sostituiti alle autorità dello Stato. Il prefetto
ha ritenuto breve questo termine, ha chiesto due ore di proroga. Col
telefono stesso che era sul tavolo del prefetto, ho comunicato con
Mussolini a Roma, mettendolo al corrente della situazione. E’ seguita
una discussione serrata , durante la quale noi non abbiamo ceduto
altro che per acconsentire due ore di proroga. E’ rimasto inteso che
per le ore 14 le truppe sarebbero state impiegate per isolare il quartiere
della Trinità e per entrare contemporaneamente in tutte le
strade tenute dai sovversivi. All’occorrenza l’autorità militare
avrebbe fatto uso dei cannoni e dei gas lacrimogeni. Con questa intesa
sono uscito e ho lanciato l’ordine di sospensione delle ostilità
fino alle 14.Per la stessa ora ho intimato a tutti i commercianti
di riaprire i loro negozi, minacciando di farli devastare se fossero
rimasti chiusi. Per nostro conto la sospensiva è stata osservata.
Invece si è continuato a sparare dall’oltretorrente. Bersagliati
particolarmente i fascisti e i carabinieri costretti a passare per
via Garibaldi, che è presa d’infilata dalle vedette rosse sui
tetti. La popolazione ha ripreso animo. Del resto ho notato come la
curiosità vinca la paura anche nelle donne. Il temperamento
del vecchio popolo di Parma è animoso. Spesso, quando in qualche
punto accade una sparatoria, invece di fuggire, i cittadini accorrono
incuriositi. Molti si prestano a far da guida alle nostre pattuglie,
marciando imperterriti sotto i colpi di fucile degli avversari. Grande
animazione e in complesso molta cordialità.
4 agosto (ore
23) – Parma
Il prefetto ha creduto
di giuocarci. Alle 14 le truppe del generale Lodomez entravano nei
quartieri occupati dai sovversivi con mitragliatrici e con due cannoni.
L’apparato di forze era grande. Si riteneva accanita la resistenza
degli avversari. Invece non è stato sparato un colpo di fucile.
Gli operai stessi hanno aiutato i soldati a sgombrare le barricate
e a disfare le trincee. Da tutte le viuzze dell’oltretorrente le masse
sovversive accorrevano incontro ai soldati gridando “viva l’esercito
proletario”. Applausi senza fine agli ufficiali. Molti soldati abbracciati
dalle donne che offrivano vino.
Segni di vittoria in tutti i quartieri che fino a pochi momenti prima
erano in stato di guerra. Le truppe, i carabinieri e le guardie regie
non hanno sequestrato che tre o quattro moschetti. Delle mitragliatrici,
delle bombe, dei tubi di gelatina, delle rivoltelle e dei moschetti
di cui i sovversivi hanno fatto larghissimo uso in questi giorni,
nessuna traccia. Sono rimasti in possesso di coloro che li impiegavano,
con tutte le necessarie munizioni. In una piazzetta dell’oltretorrente
è stata scodellata ai soldati una polenta di 15 chili. Non
sono mancati le musiche e i balli popolari. Il mistero di questa manifestazione
di giubilo e di solidarietà con l’Esercito è stato subito
svelato. Il prefetto Fusco è sceso a patti con gli arditi rossi
di Picelli. Ha promesso loro che non appena i reparti dell’Esercito
fossero entrati nell’oltretorrente, tutti i fascisti convenuti a Parma
sarebbero partiti. Per inviare questo straordinario messaggio si è
servito del presidente della Deputazione provinciale, comm. Maestri,
noto nittiano e notissimo antifascista. A sua volta il Maestri ha
delegato Faraoni, organizzatore dei contadini rossi ed esasperato
bolscevico. Gli emissari del prefetto sono stati ricevuti da Picelli
in forma ufficiale. Si è presentata a Picelli la soluzione
prefettizia come una clamorosa vittoria delle organizzazioni rosse,
le quali non solo avevano l’aria di aver costretto i fascisti alla
fuga, ma avevano indotto il Governo a venire a patti. Insomma era
tutto un equivoco. Inoltre le dimostrazioni fatte dall’Esercito suonavano
oltraggio all’esercito stesso, che si tendeva a far apparire come
bolscevizzante. Lo stesso generale Lodomez è venuto da me per
darmi notizia di quanto era avvenuto e ha dovuto convenire che la
vittoria condizionata della autorità metteva in cattiva luce
l’autorità politica, che confessava la propria debolezza e
lasciava nell’imbarazzo l’autorità militare. Alle 18 mi sono
quindi nuovamente recato dal prefetto con tutto il mio stato maggiore
e l’ho trattato come si meritava. Con noi i sistemi giolittiani non
attaccano. Abituati a tagliare i nodi gordiani con la spada, sapremo
far uso della forza. L’ho lasciato dicendogli che non gli riconoscevo
alcuna autorità e che i fascisti non si sarebbero mossi da
Parma fino al giorno in cui tutti i poteri non fossero ceduti all’autorità
militare. Subito dopo ho fatto conoscere lo stato esatto delle cose
ai fascisti :
“Le autorità si sono fatte giocare dai bolscevichi scioperaioli0.
“Si è tentato di dare alla cessazione delle ostilità
un carattere di alleanza tra i soldati e i dimostranti, negatori della
Patria.
“Se coloro che sono preposti alla tutela del più santo patrimonio
ideale che ancora possediamo, non lo sanno difendere, noi insorgiamo
a difesa della dignità dell’Esercito vilipeso.
“All’armi, o fascisti.
“Riprendiamo la battaglia nel nome dell’Italia immortale.
IL COMANDO FASCISTA DELLA CITTA’ >
Si può dire che da oggi incomincia la nostra maggiore battaglia.
Ho impartito disposizioni, per mezzo delle staffette, a tutti i Fasci
della regione affinché la mobilitazione generale dei fascisti
continui. Devono essere presenti a Parma dagli otto ai diecimila fascisti
in permanenza. La disciplina di guerra impera. Provvedimenti severi
sono stabiliti per coloro che compissero azioni isolate e non autorizzate.
Ho avuto conferma dell’indegna condotta prefettizia da un bollettino
di guerra di Picelli in cui si annuncia che le autorità hanno
garantito la protezione del sobborgo, l’impunità ai rivoltosi
e non insisteranno per la consegna delle armi.Sono qui giunti anche
Buttafochi, Farinacei, Bigliardi, Ranieri. Buttafochi tiene il collegamento
con Michelino. E’ in continua comunicazione telefonica con lui. Non
sempre però il mio rapporto indiretto col Segretario del Partito
è soddisfacente. Oggi Michelino mi fa sapere attraverso Buttafochi
che io debbo ad ogni costo evitare un conflitto tra le squadre fasciste
e i reparti dell’Esercito. Non ho mai pensato a provocare i soldati,
che del resto sono qui comandati da un patriota e da un gentiluomo,
il generale Lodomez. Ma mentre infierisce la battaglia è difficile
proporsi dei limiti assoluti. Una cosa è sicura : noi non possiamo
perderla. Si sono svolte stasera, sotto il mio personale comando,
azioni violente. Baccolini funge da aiutante maggiore. Attivissimi
Arrivabene, Meschini, Bigliardi, Zanni, Ranieri. Ci siamo spinti a
fondo nei quartieri inespugnati. Si va all’assalto delle trincee sovversive
coi sistemi di guerra. Molti feriti. Tre morti. Non sappiamo le perdite
esatte. I sovversivi non lasciano uscire i loro colpiti. Li ritirano
all’interno dei quartieri di cui sono ancora in possesso : curano
i feriti nelle case. Qualcuno continua a spingersi nel centro. Questa
sera si è sparato anche in piazza Garibaldi. Un giovane in
camicia nera è giunto fino presso l’albergo Croce bianca ,
gremito di fascisti, dove ha sede il Comando e ha lanciato una bomba
a mano. Per fortuna non è scoppiata. Inseguito a revolverate
da tutti i presenti, si è difeso indietreggiando di corsa e
sparando.quantunque ferito è riuscito a scavalcare la barricata
e a ritornare coi suoi. Lunghe colonne di autocarri carichi di fascisti
continuano ad affluire : traversano la città cantando le canzoni
degli arditi. Arrivano anche treni speciali. Alle 21 gran rapporto
di tutti i comandanti delle forze giunte a Parma : circa 10 mila camicie
nere. Notificazione degli accantonamenti : finché è
possibile si utilizzino le scuole : nucleo principale quelle di San
Marcellino. Ma non basteranno. I fascisti dovranno accantonarsi sotto
i portici, sulla paglia. Da Reggio Emilia hanno portato due mitragliatrici.
Sono presenti a Parma anche squadre di Venezia. Questa notte la nostra
azione si è sviluppata anche in provincia : a Sala Baganza,
dove è stato ucciso un fascista, la salma è stata seviziata.
La nostra rappresaglia è stata terribile. I fascisti hanno
bruciato e distrutto tutte le sedi delle organizzazioni rosse e le
case dei caporioni socialisti. Nella lotta accanita abbiamo avuto
tre feriti compreso Arrivabene ed è rimasto ucciso un operaio.
Al ritorno però un altro fascista è stato ucciso presso
il ponte del Taro, dove nuclei di sovversivi armati volevano impedire
il passaggio. Gruppi scelti bloccano le strade di accesso a Parma
affinché non giungano armi e viveri ai sediziosi dell’oltretorrente.
Da ieri, sulle torri ed i campanili della città, i migliori
tiratori dei nostri controbattono i cecchini avversari. Quanto spreco
di munizioni.!. Oggi alla Scuola di Applicazione hanno calcolato che
siano stati sparati 10.000 colpi!.
5 agosto (alba)
– Parma.
Notte insonne. Coi miei
ufficiali studio accurato della riva sinistra del torrente dove oggi
deve essere tentata l’incursione fascista per smantellare definitivamente
la fortezza sovversiva. Impressione profonda della battaglia che si
svolge nella notte con tentativi di sorpresa dei comunisti e dei nostri.
Di là dal fiume le opere difensive sono state rafforzate. Nell’oscurità
profonda, canti di guerra e canti sovversivi. Nei cori molte voci
di donna. Mentre ispezionavo le sentinelle di fianco al ponte Caprazzucca
sul viale Pasetti, ho udito nella notte un’orrenda canzone giungere
di là dal fiume:
“Hanno ammazzato Berta,
Figlio di pescicani.
Evviva il comunista
Che gli spezzò le mani.”
Brivido di orrore. Povero
martire nostro!. Ho preso dalle mani della sentinella il moschetto
ed ho tirato sei colpi nel vuoto verso il canto lontano. Buio e silenzio.
5 agosto (ore12) – Parma.
Alle 9 di stamane ho
tentato personalmente di colpire gli avversari penetrando nel centro
della loro resistenza. Ho preso 100 uomini tra i più fidati.
Per un’ora e mezza, abbiamo tentato di valicare i ponti sul torrente,
vigilati dai cordoni di truppa. Difficoltà inaudite. Bisognava
tornare di continuo daccapo. Eccoci finalmente nella città
vecchia. L’azione di sorpresa stava per riuscire in pieno, quando,
innanzi alla Camera vecchia del lavoro, ci siamo trovati di fronte
a un cordone di soldati che ci hanno sbarrato la strada. Mi sono avanzato
verso il Maggiore e gli ho imposto di lasciarmi il passo. Risposta
risolutamente negativa. Ho detto che avremmo usato la forza. Il Maggiore
mi ha replicato che aveva ordini tassativi : sparare senza esitazione.
Ha aggiunto che il suo onore di soldato non gli permetteva di disubbidire.
Mi ha mostrato l’ordine scritto. Se avessi insistito, avrebbe ordinato
il fuoco e si sarebbe poi fatto saltare le cervella. Momento di emozione.
Ho compreso le ragioni degli ordini di Michele Bianchi comunicatemi
ieri da Buttafochi. Ho ordinato l’“alt” ai miei uomini. Intanto dietro
ai cordoni dei soldati, dai tetti e dalle finestre, si urla: “Lasciateli
passare! Li ammazzeremo noi!.” Scena selvaggia. E’ sopravvenuto il
generale Lodomez, i miei squadristi schierati di fronte si mettono
sull’attenti. Lodomez mi conferma che l’ordine è perentorio.
Anch’egli non può trasgredirlo. Ormai l’allarme è dato
in tutto l’oltretorrente. Noi dovevamo agire di sorpresa. Ora la sorpresa
è annullata. Oltre al conflitto con i soldati dovremmo affrontare
con 100 uomini qualche migliaio di avversari. Andremmo incontro ad
una strage sicura. Debbo con rincrescimento ordinare agli squadristi
di prendere la strada del ritorno. Dalle case in fondo alla strada
i provocatori ci inseguono con grida minacciose ed insulti. Alle 11,30
riunione in Prefettura dove Fusco ha convocato un’adunanza plenaria
di tutte le autorità cittadine. Con la mia scorta di 100 squadristi
armati, non senza un senso di disagio, mi reco dal prefetto. Oltre
al generale Lodomez, al sindaco, al presidente della Corte d’Appello,
al procuratore del Re, trovo i rappresentanti del Partito Popolare
e del Partito Democratico. Bei personaggi. Presenti anche i dirigenti
dell’Associazione Combattenti e Mutilati. Soliti inviti del prefetto
a desistere dall’azione militare delle squadre. Mia risposta : “Non
abbandonerò l’impresa finché il prefetto non avrà
ceduto i poteri all’autorità militare”. Il sindaco di Parma
si è associato alle mie parole. Ho aggiunto che saremmo certamente
arrivati all’estreme conseguenze, se non avessimo avuto la garanzia
del rastrellamento di Parma vecchia, dell’arresto dei capi e del sequestro
delle armi.
5 agosto (ore
18) – Parma.
Sono stato avvisato
che il Vescovo di Parma, Monsignor Conforti, desidera farmi visita.
Nell’atrio dell’albergo ho schierato gli ufficiali di servizio e di
collegamento. Quando il Vescovo si è presentato, sono scattati
sull’attenti e il picchetto ha presentato le ami. Il Vescovo è
passato attraverso una duplice schiera di militi che gli rendevano
gli onori. L’ho ricevuto con tutto il mio stato maggiore. Al mio fianco
gli onorevoli Buttafochi, Corgini, Lancellotti e Oviglio, giunto stamane.
Il Vescovo ha dichiarato, con nobili parole, di mettere a disposizione
tutta la sua autorità per un tentativo di pacificazione. Ho
risposto esprimendo la nostra riconoscenza. Ci inchiniamo riverenti
davanti all’alta autorità del Pastore. I fascisti no desiderano
che restaurare l’ordine e la libertà : e prima di tutto la
libertà religiosa. Mobilissimo è l’atto di pietoso interessamento
del Vescovo : ma è impossibile approfittare dell’offerta di
pace. Non possiamo sgombrare Parma sinché non sono ristabilite
le condizioni normali. Colloquio improntato a grande deferenza reciproca.
Accompagno il Vescovo mentre esce salutato dal “presentat’arm” del
picchetto agli ordini di Bigliardi di Reggio Emilia.
5 agosto (ore
22) – Parma.
Purtroppo abbiamo avuto
la prova della solidarietà tra sovversivi e popolari. Oggi
è stato ucciso, mentre sparava contro le nostre squadre, certo
Corazza, noto popolare di Parma. I fascisti hanno visto un grosso
prete rubicondo agitarsi dietro le barricate dei sovversivi a portare
panche e sedie della chiesa. Momento di aberrazione. Contrasto con
le parole cristiane di Monsignor Conforti.
5 agosto (ore
23) – Parma.
Non sempre, purtroppo,
gli ordini severissimi impartiti per la disciplina delle squadre vengono
rispettati. Sono stati devastati gli studi di alcuni avvocati : Alberelli,
Provinciali, ghiaini, Grassi, Baracchini, Ghisolfi. E’ stata impedita
l’invasione degli studi Dell’avv. Candian e del senatore Berenini.
Infiltrazioni di interessi privati e losche vendette di personaggi
che fanno capo al processo Lusignani. Ogni rivoluzione ha la sua feccia.
Ho emanato quest’ordine del giorno:
PARTITO NAZIONALE FASCISTA
COMANDO DELLA PIAZZA DI PARMA
Il comando militare
fascista deplora vivamente che un gruppo di sconsigliati, certo male
informato sull’attività politica di determinate persone e sorpreso
nella sua buona fede da loschi individui, abbia commesso devastazioni
non ordinate e tanto meno approvate, ed assicura la cittadinanza che
sono già stati espulsi dal Partito i fascisti colpevoli e che
saranno del pari puniti gli incitatori, diretti o indiretti, che però
non hanno nulla a che fare col Fascismo.
“Parma, lì 5
agosto 1922.
IL COMANDO “.
I capi mi fiancheggiano
con energia, nell’opera di epurazione. Il camerata Granelli mi scrive
:
” Parma 5 agosto 1922.
AL COMANDO D’AZIONE
IN PARMA
“Informo codesto Comando
di aver sorpreso il fascista Rossi Alfredo abitante in borgo Giacomo
Tommasini n. 28 fra i partecipanti alla devastazione dell’appartamento
dell’avv. Ghiaini e di averlo schiaffeggiato.
GUIDO GRANELLI “.
Bravo Granelli!
La disciplina è tanto più necessaria oggi che la battaglia
infuria sempre più selvaggiamente. Bilancio della giornata
: 5 morti e un centinaio di feriti.
6 agosto (ore
2 di notte) – Parma.
Alle ore 24 notizia
della nostra vittoria. Lo stesso generale Lodomez , comandante del
Presidio, è venuto ad avvertirmi al Comando che il Governo
aveva accolto la domanda fascista ed aveva affidato tutti i poteri
della città di Parma all’autorità militare destituendo
il prefetto e ordinando lo stato d’assedio. Di fronte alla strepitosa
ritirata governativa ho immediatamente ordinato la smobilitazione.
Ordine di servizio da diramare d’urgenza :
PARTITO NAZIONALE FASCISTA
COMANDO DELLA PIAZZA DI PARMA
A tutti i reparti dipendenti
presenti in Parma.
“Dalle ore 24 i poteri
nella città di Parma sono stati assunti dall’Autorità
Militare.
“E’ questa una vittoria, perché il governo aderisce finalmente
alla nostra richiesta esautorando l’indegna autorità politica
complice e responsabile dell’attuale situazione.
“Il passaggio dei poteri all’Autorità Militare significa però
la nostra partenza e l’immediato ristabilimento delle normali condizioni
di vita, scopo che ci eravamo prefisso fin dal primo giorno della
nostra azione.
“ Per evitare nel modo più assoluto il minimo conflitto con
l’Esercito, che è e deve rimanere sempre il nostro più
prezioso alleato, ordino, nel modo più preciso :
“ 1 che all’alba di oggi spariscano completamente tutte le armi. I
capi reparto ritireranno nelle caserme fucili, moschetti e munizioni
dei loro uomini e le rivoltelle troppo appariscenti che non possono
essere nascoste nelle tasche;
“2. che si prepari la partenza di tutti i reparti per le ore 12 di
oggi.
“alle ore 10 nella sede del Comando sarà tenuto il gran rapporto
nel quale saranno impartite istruzioni per far proseguire le armi
ai paesi di provenienza dei singoli reparti e per stabilire le modalità
della partenza.
“ Tutti gli uomini dovranno pertanto rimanere negli accantonamenti
: i comandanti di reparto risponderanno personalmente dell’osservanza
scrupolosa di queste disposizioni.
L’Ispettore Generale
Comandante la Zona
F.to ITALO BALBO
Saluto e appello alla
popolazione di Parma :
“ Fascisti!
“ I poteri, nella provincia di Parma, sono passati nelle mani dell’Autorità
Militare; è eliminata così quell’ambigua autorità
politica, che per inerzia, insufficienza e inconcepibile debolezza,
ha permesso ad un gruppo di rivoltosi un movimento anarcoide rivolto
contro la Nazione e contro i cittadini.
“ Da questo energico provvedimento vogliamo trarre buoni auspici pel
ritorno alla vita civile, pel ristabilimento della vita italiana.
“ L’Esercito non può patteggiare per i criminali che comandano
le trincee d’oltretorrente, senza travolgere in simili trattative
un onore rimasto immacolato, nonostante le avverse fortune dell’Italia,
nonostante le delittuose attività dei governi.
“ Camicie nere!
“ Fedeli al nostro principio di devozione per l’Esercito glorioso,
obbediamo agli ordini di coloro che ci condussero a travolgenti vittorie,
e smobilitiamo, sciogliendo alle 10 d’oggi il Comando militare fascista
della città.
“ Cittadini di Parma !
“ I Fascisti, accorsi al vostro primo appello, ritornano oggi alle
loro case, con il convincimento d aver compiuto un sacro dovere e
pronti sempre a mettere il loro petto a vostra difesa se, pel futuro,
gli avvenimenti lo richiederanno.
“ Oggi unite il vostro palpito al nostro, per lanciare un grido che
s’elevi sopra le rovine e sopra le tombe, a promettere un più
tranquillo avvenire di pace feconda :
“ Viva la Patria! Viva l’Italia !
IL COMANDO”.
Quest’ultimo manifesto
deve essere stampato questa notte e affisso per tutte le contrade
della città alle prime luci dell’alba.
Intendo però che i fascisti lascino la città nel modo
più degno e con una certa solennità.
6 agosto (ore
12) – Parma.
Alle 10, nella piazza
di Parma, grande rivista delle legioni che stanno per partire. Fascisti
superbamente inquadrati nei loro reparti, provincia per provincia,
agli ordini dei valorosissimi capi. Parole di saluto e di plauso.
Hanno fatto splendidamente il loro dovere e più del dovere.
L’azione di Parma è la maggiore che il Fascismo abbia tentato.
La vittoria conseguita ci compensa del duro combattimento di questi
giorni. Invito a mantenere intatto lo spirito battagliero di cui hanno
dato prova tutti, capi e gregari. Formidabile saluto alla voce a Mussolini.
6 agosto (ore15)
– Parma.
Passaggio dei poteri
al generale Lodomez. Proclamazione dello stato d’assedio. Tra qualche
minuto lascio Parma. I sovversivi mi hanno dato il saluto delle armi
sparando colpi di rivoltella contro la mia automobile davanti all’albergo.
Ci siamo lanciati all’inseguimento, ma gli sparatori sono riusciti
facilmente a dileguarsi. L’autorità militare ha trasportato
due cannoni nell’oltretorrente. Al primo colpo sparato a salve, i
sovversivi hanno alzato bandiera bianca e i soldati hanno preso possesso
di tutto il quartiere sequestrando armi e munizioni. Posso partire
tranquillo. Ma la mia fatica non è finita. Gay mi manda a dire
che la situazione di Ancona è capovolta. I fascisti hanno vinto
una bella battaglia. Debbo senza indugio recarmi nella città
adriatica, dove la normalità non è ancora ristabilita.
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