L’ardito del popolo.

Un giornale dichiarava come periodicità “Esce quando può”: in effetti vedrà la luce solo il numero del  1° ottobre 1922, stampato a Milano. A cura del Direttorio degli Arditi del Popolo di Parma, si compone di quattro fogli, dei quali i due interni dedicati alle barricate di agosto, documentate attraverso fotografie. In prima pagina viene affrontato il tema di fondo dell’organizzazione degli Arditi, cioè l’inquadramento militare del proletariato per la costituzione del fronte unico insurrezionale contro le truppe fasciste, allo scopo di costituire una società socialista. Da segnalare l’intervento di Guido Picelli sugli aspetti tecnici di tale organizzazione. Nella stessa pagina compare l’elenco dei 26 operai e contadini uccisi dai fascisti. A parte gli articoli di Picelli, gli altri sono quasi tutti firmati con pseudonimi: tra di essi ricorre quello di Jacques le Bonnhome (sic!), attraverso il quale gli Arditi si richiamano al movimento francese della jacquerie.

 

 

La fiamma.

 Periodico fascista, pubblicato con periodicità diverse dal 4 giugno 1921 al 19 dicembre 1925 presso la tipografia "La Bodoniana". Dall'11 giugno 1921, sottotitolato “Settimanale del Fascio di Parma” e successivamente “Organo della Federazione Provinciale Fascista”, attestò anche attraverso il cambiamento di titolazione la sua trasformazione da semplice foglio di un movimento, in organo di una strutturata organizzazione di partito. Interrotte le pubblicazioni nel dicembre 1925, l'8 ottobre 1928, in coincidenza con l’assorbimento della Gazzetta di Parma da parte del Corriere Emiliano, riprenderà ad uscire col titolo La fiamma. Corriere del Lunedì che concluderà la propria vita il 7 gennaio 1929. Il settimanale, diretto da Luigi Domenighini ed Eugenio Bassanini, condirettore responsabile (il primo verrà dopo poco sostituito da Pelopida Pagani), occuperà quindi lo spazio lasciato libero il lunedì dal Corriere Emiliano, dedicando la prima pagina alla politica nazionale, la seconda, o in alternativa la terza alla cronaca e alla vita cittadina, e pubblicando nella propria terza pagina, articoli letterari, di cinema, di poesia a cura di firme prestigiose come Mario Colombi Guidotti, Giancarlo Artoni, Pietro Bianchi che redigeva, pur non firmandola, una rubrica titolata Cinematografo, Cesare Zavattini, Attilio Bertolucci, Atanasio Soldati, Giovanni Comisso, Ardengo Soffici, Nino Guareschi. Vi erano ospitate segnalazioni e traduzioni di pubblicazioni straniere, cosa quanto meno insolita e curiosa per quei tempi. Nel biennio 1929-1930, in particolare tra l'11 febbraio 1929 e il 24 marzo 1930, il periodico subì ulteriori trasformazioni, assumendo addirittura per un certo periodo il titolo La voce di Parma. Settimanale del Gruppo Universitario Fascista, espressione quindi delle voci e degli orientamenti del Gruppo stesso. In questo arco di tempo il periodico fu diretto da Silvio Laureri, divenuto nel dopoguerra Segretario Generale del Comune di Parma, affiancato da Leonida Fietta quale condirettore responsabile. Dal 1930 in poi riprese La Fiamma. Giornale del lunedi. Nel 1941, con la scomparsa del Corriere emiliano e il ritorno della Gazzetta alla sua vecchia testata, la Federazione parmense del P.N.F. si trovò privata del suo portavoce diretto, sebbene il suo taglio spaziasse ben al di là del bollettino d’ordini del partito, che pure vi pubblicava le proprie veline e i propri comunicati. Pertanto dal 15 giugno 1941 al 10 giugno 1942, firmata da Alessandro Minardi uscirà La Fiamma. Foglio d’ordini della Federazione dei Fasci di Combattimento di Parma, quindicinale e organo ufficiale del Partito. La rivista alla quale collaborarono, tra gli altri, Pietro Bianchi, Carlo Mattioli, Latino Barilli, Aldo Borlenghi, Lorenzo Bocchi, Francesco Squarcia, Pietro Viola, Lamberto Sechi, Antonio Marchi, diverrà mensile dal 10 giugno fino alla sua conclusione, il 31 maggio 1943, assumendo il titolo di Rivista de "La Fiamma. Settimanale del fascismo parmense", diretta prima da Alessandro Minardi e negli ultimi 4 numeri da Giorgio Bernardini. Dal 18 maggio 1942 era uscito infatti "La Fiamma. Settimanale del Fascismo Parmense. Fondato nel 1921", diretto da Giorgio Bernardini e Attilio Musini, che richiamò palesemente la propria continuità rispetto alle origini. A partire dal giugno 1941 il settimanale verrà affiancato dalla rivista mensile, che ne fu sostanzialmente il supplemento. Dopo il 31 maggio 1943, data di sospensione della rivista mensile, il settimanale proseguirà il proprio cammino ancora per poche settimane, lasciato languire nel mutato clima politico del momento. Dopo l’8 settembre 1943 riprenderà nuovamente le pubblicazioni, col titolo La Fiamma Repubblicana, che proseguirà per tutto il periodo delle Repubblica di Salò.

Nel 1922 veniva pubblicata con cadenza settimanale dalla sede di Borgo S. Antonio 1, facendo però slittare al 12 agosto l’uscita del numero successivo al 29 luglio.

 

 

La giovane montagna.

 Storica rivista fondata e diretta da Giuseppe Micheli, prestigioso esponente del movimento cattolico e dal 1922 deputato del Partito popolare del quale, dal 1920, la rivista si dichiara Organo provinciale. Adottando il formato quotidiano che la distinguerà nel corso del tempo, nasce il 3 marzo del 1900 come settimanale “Organo delle vallate parmensi e pontremolesi”; nel 1923 diviene bisettimanale e dal 1925 ancora settimanale. Dal 1926 fino al 1930 diviene “Mensile di studi ed interessi montanari” ed avvia la pubblicazione di una serie di collane costituite in parte da monografie autonome, in parte da articoli apparsi sul periodico o altre riviste e ripresi organicamente: “Biblioteca” (1905-1944), “Quaderni” (1937-1944), “Studi e documenti monticellesi”, “Le pievi dell’Appennino ligure-emiliano”, “Studi e testi dialettali” etc., approfondiscono gli importanti contributi che la rivista offre allo studio del folklore, economia, cultura, religiosità, arte, lingua delle aree montane.  Nella collana di poesia dialettale “Tra zufoli e zampogne” apparvero “Bornisi” di Renzo Pezzani e “Al suel” di Marco Vinciguerra. La testata sospende le pubblicazioni nel 1931 e le riprende nel 1937, proseguendo con regolarità fino al febbraio 1944; nell’agosto di quell’anno e fino al gennaio 1945 viene ripresa a Roma  sempre sotto la direzione del Micheli, che rientrato dall’esilio romano pubblica ancora a Parma, a Liberazione avvenuta, i due numeri del settembre e dell’ottobre/dicembre 1945. L’ultima edizione è costituita da un numero unico del dicembre 1946, nel quale si propone all’Assemblea costituente l’istituzione della Regione emiliano-lunense. La linea politica del periodico fu segnata dalle posizioni del suo direttore: sostenne uomini di spicco dell’area cattolica,  abbracciò posizioni antifasciste, s’impegnò alla formazione delle sezioni del partito popolare ed a frenare la diffusione del socialismo. Si fece portavoce della cultura e dei problemi dell’Appennino, propugnando una serie di iniziative volte a combattere lo spiccato individualismo dei suoi abitanti ed appoggiandosi in questo all’opera coordinatrice dei parroci: la fondazione di casse rurali, latterie sociali ed associazioni dei piccoli proprietari furono alcune di esse. Il giornale si mostrò inoltre sensibile e pronto al dibattito sui grandi temi nazionali, dalla politica alla sociologia, dalla storia alla letteratura.

Durante le giornate dell’agosto 1922 ha la propria redazione in Borgo delle Saline 2 da cui, dopo il 20 luglio, posticipa la propria uscita al 17 agosto.

 

 

L’idea.

Organo dei socialisti della città e provincia di Parma, esce con cadenza settimanale a partire dal 9 maggio del 1900 presso la Tipografia sociale operaia. Sarà specchio fedele della locale storia del Partito, riflettendone le scissioni, le vicissitudini e le battaglie civili e politiche. Alla sua direzione si alternarono fra gli altri Giuseppe Soglia, Italo Salsi, Michele Capriotti, Luigi Uttini, Alessandro De Giovanni, fino a Claudio Talignani, Mario Cipelli e William Lucchetti. I cambiamenti nella periodicità e nei sottotitoli ne individuano i vari passaggi. Fino al 1907 è anche Giornale delle leghe aderenti alla Camera del lavoro sindacalista: dopo tale data, a causa della scissione avvenuta in campo nazionale nel movimento operaio, cessò di essere organo delle Leghe per divenire dal 1912 portavoce della Camera del Lavoro di Borgo San Donnino, di tendenza riformista, alla quale aderivano tutte le organizzazioni operaie della Bassa parmense. Durante la prima guerra mondiale sospese le pubblicazioni, sostituita dal settembre al dicembre del 1915 dall’organo dei socialisti di Reggio Emilia “La giustizia”,  e riprendendo con cadenza quindicinale nel 1916 col titolo “Per la vita. L’idea”, che  conservò fino al 1918.

Nel 1922 diviene dapprima organo della Camera del lavoro di Parma e provincia e quindi della Federazione provinciale socialista e delle organizzazioni sindacali confederali presso le quali ha sede, in Via Imbriani 52. Nell’estate del 1922 divenne oggetto di minacce da parte dei fascisti che compromisero la regolarità delle sue uscite, fino a determinarne la chiusura il 22 dicembre dello stesso anno: del resto con lo scioglimento delle organizzazioni operaie vennero a cadere le condizioni della sua pubblicazione. Durante le giornate dell’agosto non viene pubblicato, così che i numeri successivi al 29 luglio escono il 12 agosto e poi ancora mercoledi 23 agosto.

Alla caduta del fascismo, nel luglio del ’45, riprese le pubblicazioni in qualità di organo della Federazione provinciale del PSI, sospendendole nuovamente dal 1954 al 1963 e dal 1965 al 1978; in seguito usciranno solo fogli sporadici.

 

 

L’internazionale.

Periodico sindacalista portavoce del Comitato Nazionale della Resistenza, organismo che si contrappone in senso rivoluzionario alla Confederazione Generale del Lavoro. Vi  collaborarono noti sindacalisti ed esponenti del movimento anarchico favorevoli all’organizzazione sindacale come strumento di lotta, ed ebbe larga diffusione tra le classi contadine ed operaie non solo parmensi. Ne fu primo ed illustre direttore Alceste De Ambris, seguito da Tullio Masotti, Paolo Mazzoldi, Luigi Ciardi, Guido Galbiati .

Il primo numero esce a Bologna il 13 novembre 1907; dal 1908 viene trasferito a Parma e, come “Periodico dei lavoratori organizzati”, diviene portavoce della locale Camera del lavoro di tendenze corridoniane. E’ tra le principali voci a sostegno dello sciopero agrario del 1908.

Nel 1912 ne uscirono col titolo “L’avanguardia”  tre edizioni milanesi;  sempre a Milano venne pubblicato dall’agosto del 1916 al maggio 1917 col sottotitolo “Periodico settimanale di propaganda ed azione sindacale. Organo dell’Unione Sindacale Milanese e della Camera del Lavoro di Parma”.

Dal 7 aprile 1923 viene sostituito dal periodico “Sindacalismo: organo ufficiale delle forze sindacali e delle politiche corridoniane”, che ne continua la numerazione proseguendo fino al 26 giugno 1924, sostanzialmente senza cambiare i collaboratori né l’impostazione politica; i contrasti dei redattori (che pur conservavano legami con noti esponenti del fascismo) con le direttive del partito e lo scioglimento delle organizzazioni dei lavoratori determinarono la chiusura della testata.

Nel 1922 redazione e tipografia erano ubicate in Borgo delle Grazie 1, presso la sede della Camera del Lavoro Sindacalista. Non viene pubblicato durante le giornate dell’agosto; dopo il numero del 29 luglio, la sua uscita viene posticipata all’8 agosto per poi riprendere regolarmente le pubblicazioni il 12 agosto.

 

 

Il piccolo.

 Giornale politico quotidiano di tendenza democratico massonica, pubblicato dal 18 maggio 1919 al 24 maggio 1925. Fondato da Tullio Masotti, già segretario della Camera del Lavoro di Parma e che già aveva diretto L’internazionale, il giornale nacque come strumento elettorale a sostegno della candidatura di Agostino Berenini e come espressione di una vasta coalizione di forze, dai gruppi sindacalisti ai socialisti, dai repubblicani ai democratici, uniti nel comune intento di contrastare l’avanzata del bolscevismo, in occasione delle imminenti elezioni. Vi collaborarono alcuni tra i più noti esponenti democratici locali tra cui Alberto Gasperini, Spartaco Copertini, Aroldo Lavagetto, Lola Bocchi, Manlio Leonardi, Ugo Betti, Giuseppe Silvario. Andando oltre i fini puramente elettorali per i quali era stato concepito, negli anni del primo dopoguerra diede voce alle istanze della classe media, dei combattenti e dei mutilati. Naturale interlocutore del giornale era in particolare la piccola e media borghesia di tradizioni democratiche, in passato già rappresentata da Il Presente, di cui in qualche modo Il Piccolo sembrava avere raccolto l’eredità. Sulle sue colonne vi trovavano spazio la cronaca cittadina, gli avvenimenti culturali e sportivi e rubriche di agricoltura e commercio. Largo lo spazio dedicato alla pubblicità.

Durante le giornate dell’agosto 1922, a causa della posizione antifascista che il giornale aveva assunto, la sua sede in Borgo Scacchini 9, venne distrutta dalle squadre fasciste, e Il Piccolo, costretto ad una forzata sospensione fino al 14 agosto, si trasferì dal 15 agosto al 15 ottobre presso la Camera del Lavoro di Borgo delle Grazie da cui poté riprendere le pubblicazioni che terminarono il 24 maggio 1925, dopo successivi trasferimenti di sede prima in Borgo Retto, 5 e successivamente in Borgo del Parmigianino 25.