L’Agosto
delle barricate
Allora,
lì, dal rione Naviglio e dal rione di borgo Torto e borgo Valorio
si son formate delle squadre di veri combattenti; hanno racimolato
delle armi, quelle che han potuto portare a casa anche dalla guerra,
perché molti han portato a casa delle armi dalla guerra e poi in qualche
modo le armi si son trovate, non per tutti, ma per quella parte eroica
che combatteva veramente. Avevano delle armi per combattere i fascisti
che – mai – han potuto entrare dentro il rione di borgo del Naviglio.
E le lotte erano così cruente, così, diremo terribili, che io stesso,
che ero un ragazzo, eh partecipavo, ma ai era paura, avevo paura vedere
e sentire delle lotte, delle notti intere, sa. Perché prima del ’22…
è iniziato nel ’21 e prima ancora del ’20 le prime scaramucce coi
fascisti e gli Arditi del popolo, che baldanzosi, molti arditi del
popolo uscivano dal rione Naviglio per andare a combattere contro
a quel gruppo di fascisti, che a dire la verità, anche in mezzo a
loro, c’eran dei giovani che non avevano paura. Questa è la verità.
E molte volte nel rione al mattino la gente stupefatta veniva a vedere
tutti i segni delle pallottole contro le saracinesche, contro i muri,
perché era una lotta furibonda delle volte. Poi in queste lotte che
perdurarono è perdurata questa lotta dal ’21 al ’22. Nell’agosto,
quando Italo Balbo, racimolando fascisti da tutte le parti della Lombardia,
dell’Emilia, e anche della Toscana, ha cercato di penetrare in questi
sobborghi, non è riuscito. Non è riuscito perché allora proprio in
quei giorni, quelle lotte preventive, quelle lotte che sono avvenute
prima hanno creato nel popolo un entusiasmo tale che ha partecipato
in massa alla lotta.
Come
si son fatte le barricate? Si son fatte tolti… togliendo tutti i ciottoli
dalle strade, va bene, facendo le buche; e i marciapiedi delle strade,
i marciapiedi di marmo, il marmo ai marciapiedi messo davanti al riparo
alle barricate. Poi bisognava, il più possibile completarle,
queste barricate. E allora, siccome tutti si davan da fare, lì, non
solo i cosiddetti Arditi del popolo, ma tutta la popolazione partecipava,
le donne, i ragazzi, tutti facevano qualchecosa. Allora noi ragazzi,
io che avevo quindici anni, con altri ragazzi andiamo… andammo lì
vicino in via Grossardi, proprio vicino, è una trasversale di via
Rodolfo Tanzi, c’era uno stallaggio, un’osteria con lo stallaggio.
Questo stallaggio faceva da deposito ai calesse che venivan dalla
campagna quando venivano a fare il mercato, ai carri ai carretti che
trasportavano la carne che poi portavano alle botteghe di rivendita.
Allora noi andiamo in quello stallaggio, c’erano carri, carretti,
carrozze, birrocini, portammo fuori tutta questa roba e li mettemmo
davanti alle due barricate. Mi ricordo che lì c’era proprio di fronte
a me, una donna, la Maria Viola, una donna era quella lì, che si vestiva
da uomo e girava da una parte e dall’altra, non solo nell’Oltretorrente,
ma anche veniva di qua, in Parma nuova, nella zona del Naviglio. Vi
fu una puntata che i fascisti, da Ponte Verdi volevano venir giù da
via Farnese, che sboccava proprio verso il piazzale dove c’era la
barricata di via Rodolfo Tanzi. Come si presentarono alcuni fascisti
lì davanti, così la prima avanguardia per spiare, per vedere come
andavano le cose, furono accolti da una scarica di fucilate e scapparono,
e scapparono. Le armi com’erano? C’erano qualche rivoltella, qualche
fucile da caccia, non so, non ricordo d’aver visto dei fucili modello
91, quel tipo, quel moschetto… perché di armi ce n’erano poche, e
se i fascisti avessero saputo che erano così disarmati, forse avrebbero
tentato anche un’incursione in Oltretorrente.
E
quindi viene avanti perciò immediatamente il partito comunista, che
io avevo già aderito al partito comunista, ero segretario della federazione
giovanile, nel ’21, subito. Dà la parola d’ordine che dice: sì, siamo
d’accordo con l’armamento del proletariato, però lo facciamo noi,
nel nostro partito. Noi non siamo d’accordo con gli arditi del popolo,
considerando un movimento piccolo borghese. Da parte socialista addirittura
non ne vogliono sapere neanche di fare le squadre per loro conto.
Allora cosa viene, che gli adulti a Parma danno l’incarico ai giovani
di organizzarsi. Infatti quando c’è la convocazione da parte di Picelli
in quel determinato locale, io ci vado a nome delle squadre comuniste
e aderisco agli Arditi del popolo; e mi danno un compito su un settore.
Allora da piazzale Insani alla Rocchetta, con i due lati di via D’Azeglio
e di via Imbriani, l’affidano a noi giovani comunisti. Ecco che allora
io mi inserisco di conseguenza nel movimento dei capisettori. Allora
c’era stata la convocazione alle due di notte del terzo giorno, convocazione
dei capisettori, dove si discusse, perché non c’era più il problema
dei partiti… chi andava avanti erano gli Arditi del popolo. Allora
si discute in pubblico con Picelli: che fare? In questo momento che
si discuteva che fare viene dentro la delegazione del Naviglio, che
aveva già avuto un morto, aveva già innalzato la barricata: resistenza,
resistenza. Quando noi usciamo dalla riunione e andiamo nel piazzale
Insani, perché la riunione era in via Imbriani, andiamo nel piazzale
Insani e vediamo le luci accese e tutte le donne, ragazzi, uomini,
tutti aspettavano la decisione: che fare, che fare? Poi scendevano:
barricate, barricate, barricate. E allora lì avviene, nella notte
del tre viene appunto il movimento della mobilitazione di massa.
D. Per venire ai fatti dell’agosto…
B. Ero in piazzale Inzani dove
c’era la casa di Merighi, il calzolaio, dove c’era una camera dove
facevamo una festa da ballo. Lì c’erano tutte le munizioni, abbiamo
avuto le trincee, ho visto quando Corazza l’hanno portato ferito e
poi è morto; era un consigliere del Partito Popolare. Poi mi ricordo
quando i ferrovieri hanno fatto sciopero, allora in servizio sono
andati i fascisti, i quali poi si sono vendicati, ci sono stati più
di 100 feriti, poi mi ricordo che sono venuti quelli di Reggio, ero
in fondo a via Garibaldi la polizia li ha respinti, si sono picchiati,
in particolare un tenente colonello magro che comandava qui ha fermato
i fascisti, c’era Balbo in via Farnese, in via Bernabei c’era una
mitragliatrice pesante, anche borgo Cocconi era abbastanza armato.
Non so se venivano cosa succedeva. Li ha fermati quello lì. Gli scontri
sono avvenuti dai bagni, hanno sparato…
C’era l’argine del torrente
a Parma, dirimpetto, oltre il torrente, ci sono i bagni pubblici.
Là i fascisti l’hanno occupato e sparavano dentro il borgo. Un brutto
giorno arriva il povero Corazza; conoscevamo perché aveva una piccola
officina vicino al Ducale. Allora viene lì, ci salutiamo, sapevamo
chi era, due chiacchiere e poi ha preso su un moschetto, che i moschetti
erano appoggiati. Qui c’era la stradicciuola, poi c’era l’argine,
poi c’era una stradicciuola sopra l’argine, con il muretto di riparo.
Lui prende questo moschetto, ha visto che è carico e va su dritto;
invece noi il muretto, era come questo, si veniva su a carponi e poi
si andava al muretto a sparare. In quel momento nessuno di noi sparava
perché le munizioni erano poche e allora si guardava di avere qualche
trattamento di risorsa. Ad ogni modo lui è andato su e come è arrivato
su in piedi è stato fulminato. In quel momento eravamo lì sorridenti,
uno sgomento a vedere un uomo a morire così… perché prima qualche
anno prima ero del ’99 come ho detto, ero contro a dei nemici, nemici
fino a un certo punto ma qui ero fra italiani, in più erano emiliani,
romagnoli perché sono venuti buona parte di lì son venuti. Ma quando
è arrivato quel giorno che han detto… che il povero Guido Picelli
si è informato perché è venuto… un ufficiale a dire che oramai i fascisti
stanno andando via e oramai si deve tirare via le trincee, noi abbiamo
detto noi aspettiamo gli ordini del nostro comandante e infatti dopo
un po’ è arrivato l’ordine del povero Guido e allora abbiamo incominciato
ad aprire le strade, però la gioia di quel momento non si potrà mai
dimenticare perché c’era il timore che se riuscivano distruggevano
le famiglie quelli lì e allora è stata una grande festa, è stata,
anche se c’era della fame quella lì l’abbiamo dimenticata.
Il capo era Picelli che non
era comunista o un sindacalista, era un socialista, un uomo irrequieto,
poi è diventato comunista. Senza direttive di nessun partito, Picelli
ha creato questi Arditi del Popolo e li ha fatti funzionare.
Noi ci siamo aggregati a lui
e lui era ben contento… Un centinaio di ragazzi, giovanissimi, sono
andati alle parrocchie a scavare i sassi, a portare fuori panche e
altra roba vecchia dalle chiese, come San Giuseppe. Picelli è andato
a San Giuseppe a congratularsi. E invece di giovani che avevamo più
di 18 anni, saremo stati una cinquantina, e abbiamo tutti partecipato
alla difesa dell’Oltretorrente… Ci siamo trincerati anche noi dentro
le barricate.
I
Testimoni
Otello Neva, nato a Parma il 14.2.1904. Facchino,
comunista e membro degli Arditi del Popolo, partecipa alle giornate
d’agosto inquadrato nella squadra che opera nel settore di borgo del
Naviglio.
Virginio Barbieri, nato a Parma il 14.1.1907
da povera e numerosa famiglia (il padre era sarto), di tendenze anarchiche.
Incomincia a lavorare a 9 anni come garzone nella sartoria dove lavorava
il padre. Pur essendo solo quindicenne partecipa alle barricate. In
seguito si distingue per la sua attività antifascista e nel ’26 si
iscrive al partito comunista diventando segretario della federazione
comunista clandestina di Parma. Arrestato, viene condannato a 14 anni.
Amnistiato dopo 3 anni tenta di riprendere l’attività politica. Partecipa
alla Resistenza.
Dante Gorreri, nato a Parma 15.6.1900. A
nove anni comincia a lavorare come idraulico, ben presto inserendosi
nelle file del movimento operaio e iscrivendosi al partito comunista.
Partecipa alle barricate dell’agosto del ’22. Per la sua militanza
politica durante il fascismo subisce lunghi periodi di arresto e di
confine. Partecipa alla guerra partigiana nella zona di Como. Nel
dopoguerra subisce un periodo di carcerazione sotto il governo Scelba
per i fatti connessi all’oro di Dongo. Esce dal carcere in quanto
eletto deputato del P.C.I.
Renato Balestrieri, nato il 25.1.1905 a Parma.
Il padre faceva il fornaio. Balestrieri simpatizza per il partito
comunista e partecipa alle barricate.
Regolo Negri, nato nel 1899. Subito dopo
la scissione si iscrive al P.C.d.I. Partecipa attivamente alle barricate
del ’22.
Giuseppe Azzi, nato il 7.1.1898, da famiglia
cattolica piccolo borghese. Combattente nella prima guerra mondiale,
si iscrive in seguito al Partito Popolare, militandovi attivamente.
Segue, dal circolo degli Stigmatini, di cui era aderente, le
lotte del ’22. In seguito diventa impiegato di banca.
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